Arriva in Italia in esclusiva su laF HAVANA NOIR – LE INDAGINI DI MARIO CONDE

Di Paolo Calcagno      

L’AVANA – Leonardo Padura Fuentes, 62 anni, non è soltanto il più noto fra gli scrittori cubani contemporanei, un riconosciuto campione del romanzo poliziesco,  peraltro vincitore del prestigioso “Raymond Chandler Award”,  al Noir in Festival di Courmayeur del 2009: l’autore del detective Mario Conde è anche il  profeta del “desencanto”, metronomo autorevole dei cambiamenti (nel bene e nel male) del suo Paese, ben presenti negli intrecci temporali dei suoi racconti in cui descrive con irresistibile fascino e spietata analisi la Cuba del passato e quella attuale. Le sue opere sono spesso il pretesto per un confronto sociale, politico, ma soprattutto culturale, tra la realtà della Cuba di ieri e quella odierna, tra gli anni Cinquanta (quando “l’Avana era la perla dei Carabi”, “La città più viva al mondo”) e i nostri giorni con il passaggio di consegne da Fidel Castro al fratello Raul.

“Fin dai miei primi romanzi – commenta Leonardo Padura Fuentes – Mario Conde non è solo il poliziotto che scopre i crimini, ma anche un personaggio che svela la realtà in cui vive: i suoi dubbi, le aspettative, le delusioni,  esprimono un sentimento condiviso dall’intero Paese.Non è un mio vero alter-ego. Diciamo che ho trasferito a Conde i miei gusti, la mia maniera di vedere la vita, la passione per i libri, per il baseball, il senso di appartenenza a un piccolo quartiere de L’ Avana, l’allegria e il dolore di vivere in una città che si sta deteriorando ma che conserva il suo spirito. Mario Conde è il mio sguardo sulla realtà cubana. E’ vero, 60 anni fa, abbiamo vissuto i tempi splendidi di Heredia, gli struggimenti del Bolero, e poi la rumba e il cha-cha-cha, le notti interminabili, le belle auto, la splendida architettura che fece dell’Avana una città straordinaria. Ma quelli furono anche gli anni di oscenità come Batista e la mafia americana, della repressione e della corruzione: nessuno ha nostalgia di quella spazzatura. Ho definito quel tempo “l’epoca equivoca” ”.

“In seguito, con la Rivoluzione del ’59 sono arrivati gli anni dell’idealizzazione della realtà, della fede nel socialismo – aggiunge lo scrittore cubano – . La mia generazione è cresciuta nella convinzione che il socialismo avrebbe risolto tutti i problemi, fino a che non è esplosa la disillusione, il “desencanto”,  con la scoperta dei crimini di Stalin. Poi, c’è stata la grande crisi industriale degli anni ’90, aggiunta all’embargo che ci ha sfiancati. Però, anche se molti artisti e intellettuali sono andati all’estero, la cultura cubana non ha interrotto il suo ritmo creativo e divulgativo, pensiamo al grande lavoro dei fenomeni del Buena Vista Social Club, al successo della “salsa”, a film eccellenti come “Fragole e cioccolato”, alla riapertura del museo delle Belle Arti, a poeti e scrittori innovativi come Abilio Estevez e Pedro Juan Gutierrez, e ad  artisti visivi come Oliva. Lo “spirito” di Cuba è rimasto vivo, nonostante la grande crisi”.

- Lo “spirito” di Cuba, la “cubanìa”, reclamizzata da associazioni culturali come “Cuba-in-mente”, è una spinta verso il cambiamento del Paese?

“Oggi, a Cuba, l’intellettuale e l’artista sono più liberi: la musica, il teatro, la letteratura, riflettono di più le qualità del Paese e non sono condizionati dall’esigenza di idealizzare la realtà. Anche questo gran parlare che si fa dell’esilio dei cubani: in verità, la maggior parte di quanti preferiscono lasciare il Paese è mossa dalla volontà di guadagnare di più, non da ideali in contrasto con la realtà cubana. Infatti, non sono poi tanti quelli che, una volta all’estero, fanno politica”.

“Quanto alla “cubanìa”, riguarda quegli elementi etnici, sociali, culturali che portano all’essere cubano – osserva Fuentes -. La mescolanza tra Europa e Africa, inclusa l’Asia, è stata fondamentale per Cuba. “Cubanìa” è un insieme di cose: è una maniera di sentire la musica, di relazionarsi con il cibo e, in particolare, con l’amore, è un modo di sentire la vita, di esprimere i sentimenti. Riguarda anche il culto della religione che in un paese marxista-leninista non poteva avere subito quello spazio che, a poco a poco, si è comunque guadagnato. Una forma importante di espressione della “cubanìa” sono l’arte, la cultura popolare, che qui tocca livelli molto alti: qui, la musica è intesa come occasione per ballare, è una liberazione attraverso il corpo ed è parte importante della “cubanìa” “.

- Lungo gli 8 chilometri del Malecòn, il lungomare de L’Avana, s’incontrano giovani abbigliati con le griffes (spesso taroccate) più celebri della Moda occidentale, inseparabili dai loro costosi telefonini che erano proibiti fino a pochi anni fa. E fra quei giovani non sono pochi gli emuli della celebre blogger Yoani Sànchez,  che esprimono su Internet il loro dissenso socio-politico. A Cuba, inoltre, il culto religioso è oramai una realtà acquisita e anche nel campo dei diritti umani si sono ottenuti risultati importanti, grazie soprattutto alle iniziative di Mariela Castro, la figlia di Raul: Cuba sta cambiando? Quale sarà il suo futuro?

“Il futuro a Cuba è un punto domanda. Io scrivo a casa mia quello che vedo, ma non riesco a prevedere. Il futuro di Cuba è invisibile: per i cubani è impossibile perfino immaginarlo. Certo, i cambiamenti sono legati alle condizioni economiche del Paese. I telefonini, le griffes: è vero, a Cuba ci sono tanti borghesi, ma manca una borghesia. Negli ultimi 3-4 anni è cambiata la mentalità della gente che, oggi, coltiva un’altra speranza, distinta da quella di una volta: sono cambiati i sogni. La gioventù di oggi pensa diversamente da quella di prima. La politica culturale socialista degli anni ’70 fu dura e molti artisti hanno preferito esprimersi più liberamente all’estero. Ancora oggi, tanti giovani di talento vanno altrove. Non a caso, il permesso di espatrio è il tema più discusso fra quelli legati ai diritti della persona. Fra gli artisti il dibattito culturale sul futuro di Cuba è attualissimo: chi lo disegnerà? Certo, il cambiamento di mentalità è legato alle condizioni di libertà. Secondo me, saranno i giovani i protagonisti  del futuro di Cuba e dei suoi cambiamenti”.

Paolo Calcagno      

 

MARTEDÌ 19 SETTEMBRE 2017 IN PRIMA TV ASSOLUTA SU laF (SKY 139)
 
Arriva in Italia in esclusiva su laF
HAVANA NOIR – LE INDAGINI DI MARIO CONDE
tratta dalla quadrilogia cult di Leonardo Padura
 
Un’inedita Cuba – malinconica, intensa, oscura - 
fa da sfondo alla serie tv sceneggiata dallo stesso Padura 
e diretta dal Premio Goya Felix Viscarret
 
Martedì 19 settembre 2017 alle 21.10 sbarca su laF (Sky 139), in prima tv assoluta, “Havana Noir – Le indagini di Mario Conde” (“Four seasons in Havana), la serie ispirata ai bestseller dell’acclamato scrittore cubano Leonardo Padura, vincitore nel 2015 del Premio Princesa de Asturias de las Letras.
Il colore, la musica, la sensualità di Cuba si tingono di noir grazie alla regia dello spagnolo Felix Viscarret (Premio Goya per “Under the Stars”), e alla sceneggiatura curata dallo stesso Leonardo Padura con la collaborazione della moglie e scrittrice Lucía López Coll. La serie – che è stata definita da Variety “il primo Caribbean Noir” – porta sul piccolo schermo in 8 episodi da 45 minuti i romanzi “Venti di Quaresima”, “Passato remoto”, “Maschere” e “Paesaggio d’autunno”: una quadrilogia cult (per la prima volta nelle librerie dal 13 settembre con un’edizione speciale in volume unico per Bompiani con il titolo “HAVANA NOIR – LE INDAGINI DI MARIO CONDE”) che attraverso il genere crime, restituisce anche lo scenario sociale e culturale della Cuba degli anni ’90 e i profondi cambiamenti derivati dalla caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica.
Protagonista il più famoso detective de L’Avana, Mario Conde, interpretato da Jorge Perugorría, uno degli attori più importanti della cinematografia cubana, portato alla ribalta dal film “Fragola e cioccolato” (Orso d’Argento nel1994, candidato all’Oscar come Miglior film straniero nel 1995). Insofferente alla gerarchia, profondamente nostalgico, amante del rum e dei sigari, Mario Conde è un inguaribile romantico con il desiderio, ormai accantonato, di diventare scrittore. Tra omicidi efferati, sparizioni improvvise e traffici illeciti, Conde ha a che fare con le perversioni di una città apparentemente immobile, che nei suoi vicoli nasconde molti, troppi, segreti.

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