Garrone ha svelato alcuni dettagli del suo Pinocchio a Gloria Satta sul Messaggero

estratto dell’articolo di Gloria Satta su Il Messaggero

«Ho ripreso la preparazione», racconta Matteo al Messaggero, «dopo aver girato Dogman come ”riscaldamento”. Chi mi vuole bene mi consiglia di lasciar perdere: Pinocchio è considerato un progetto ”impossibile” che ha portato sfortuna un po’ a tutti quelli che lo hanno abbracciato. Ma io sono testardo e vado avanti con la consapevolezza…masochistica che potrebbe essere l’ultimo atto della mia carriera. Ma vale la pena rischiare, se andrà male tornerò a giocare a tennis come da ragazzo».

Perché tanta ostinazione? «Pinocchio mi insegue da quando avevo sei anni e per la prima volta trasformai la favola di Collodi in immagini», risponde il regista. «Sulla scrivania ho ancora lo storyboard che disegnai in prima elementare e mi farà ora da guida». Ma è vero che Toni Servillo interpreterà Geppetto? Pare di sì, anche se Garrone non conferma: «Il cast è in discussione in questi giorni», dice.

In compenso, rivela quale sarà la sua sfida nel trasferire sullo schermo il burattino che, dal 1940 a oggi, ha ispirato una ventina di film, animati o live action, firmati tra gli altri da Walt Disney, Luigi Comencini, Roberto Benigni, Enzo D’Alò. «Proprio per offrire al pubblico italiano e internazionale una versione originale, inedita della storia che tutti conoscono, ho deciso di rimanere fedelissimo al libro di Collodi illustrato magnificamente nel 1883 da Enrico Mazzanti. Sarà una riscoperta pittorica, la mia».

Ma è vero, come affermano i siti americani, che ha deciso di fare un Pinocchio horror? «Sarà dark, in ossequio al libro di Collodi che contiene anche molti spunti comici». Altra certezza: «Il mio Pinocchio non sarà un bambino in carne e ossa come il protagonista dello sceneggiato tv di Comencini (1972), il mio preferito tra i tanti lavori ispirati al libro mentre non ho affatto amato il cartoon Disney. Al centro del mio film sarà un burattino di legno che inteargirtà con gli attori grazie alla tecnologia che oggi permette dei risultati straordinari, impensabili 40 anni fa».

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