Noir in Festival videoconferenza da Los Angeles con Joe Dante

di Paolo Calcagno

 

Il Noir in Festival incomincia a calare i suoi assi. Al campus universitario dello IULM, a Milano, molto atteso da parte degli studenti e degli appassionati l’incontro in videoconferenza da Los Angeles con Joe Dante, inventore dei “terribili” Gremlins, regista antispielberg per antonomasia, filmaker iconoclasta della luccicante vetrina dei valori statunitensi e dell’ipocrisia edulcorata della cultura del “sogno americano”. Intanto, in apertura del Festival che quest’anno celebra gli zombies, è stato assegnato il Premio Giorgio Scerbanenco 2018, assegnato dalla giuria presieduta da Cecilia Scerbanenco a Patrick Fogli per il romanzo “A chi appartiene la notte” (Baldini + Castoldi). Questa la motivazione: “Perché in un momento molto critico per l’indipendenza e la libertà di espressione del giornalismo italiano, l’autore sceglie come protagonista una giornalista d’inchiesta, impegnata a condurre la propria indagine in un contesto di non-verità, che genera e amplifica sospetti etici e morali tipici della nostra attualità”.

Ieri, la seconda giornata del “festival del brivido” ha avuto il suo momento culminante con la proiezione del primo film di successo di Joe Dante, Piraña (1978), e  con il “Premio Noir alla carriera” virtualmente consegnato in videoconferenza dal direttore Giorgio Gosetti al regista americano che, pure non essendo un rappresentante puro del genere “noir”, ha saputo coniugare nei suoi film humour e paura, immaginazione e osservazione realistica della realtà statunitense.

“Amo molto il “noir”. Mi sarebbe piaciuto girarne almeno uno nella sua modalità più classica, ma le majors a Hollywood hanno sempre avuto il braccino corto con i budget per i miei film. Amo soprattutto i film degli anno ’40”, ha replicato da Los Angeles Joe Dante, 72 anni, esponente della generazione di registi americani formatisi alla New World Pictures, lo studio creato da Roger Corman nel 1970 (dove si arruolò anche Francis Ford Coppola). Joe Dante ha confermato la sua passione di cinefilo influenzato da autori quali

Chuck Jones, Frank Tashlin, James Whale, Mario Bava, Jean

Cocteau e Roger Corman stesso.

“Mi piacevano tantissimo i film di Corman, catalogati poi come “B movies” (film di serie B) – ha aggiunto Joe Dante  -. Quando sono arrivato a Hollywood, ho avuto la grande opportunità di lavorare con lui e di sperimentare nuove tecniche. E’ stata una dura prova perché eravamo sempre nel mirino, ma le opere di Corman avevano più classe di quelle di tanti altri registi. Io ho cercato di seguire la sua scia. Per me è stato facile combinare vari generi, come l’horror e la commedia, nello stesso film: fin da giovane mi ero ispirato a certi personaggi dei fumetti e mi ero appassionato a montare assieme film diversi. Quando ti metti a scavare, sotto l’erba trovi sempre qualcosa di oscuro e inquietante”.

Con sorrisi compiaciuti Joe Dante ha domato la sua riluttanza a ritornare sul confronto con Spielberg (Pirana fu considerato una reazione a Lo squalo, e Gremlins la risposta dissacrante al superesaltato ET), che si pone su tutt’altra sponda rispetto alla sua. E con eleganza il regista di Explorers ha espresso il suo giudizio sul più celebre e osannato regista della saga di Indiana Jones, capostipite del cinema spettacolare che punta soprattutto sull’intrattenimento e sugli entusiasmi infantili dell’audience cui si rivolge.

“Ammiro molto Spielberg – ha dichiarato Dante -, perché è stato capace di creare un suo Studio e di realizzare tutti i film che voleva fare. E’ vero ET e Gremlins uscirono a ridosso l’uno dell’altro, ma il mio film è più “dark” del suo e, certamente, più inquietante”. Sullo schermo dell’Auditorium dello IULM, intanto, è passata la scena, sempre irresistibile, dei maledetti mostriciattoli che affollano un sala cinematografica dileggiando smodatamente l’icona disneyana Biancaneve e i sette nani, caposaldo della cultura americana.

“Tutti i miei film si basano sulla mia vita personale – ha concluso Joe Dante che ha annunciato per la prossima primavera un suo nuovo film -. Io li amo tutti allo stesso modo, come dei figli. Ma se proprio devo scegliere, allora ammetto che i miei preferiti sono proprio i Gremlins 1 e 2, oltre a Matinee dove ci sono tanti ricordi, anche di “B movies”, della mia infanzia”:

Paolo Calcagno     

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