ANNUNCIATI I PROGETTI FINALISTI DI IDS – INDUSTRY 20/21. TRA I TEMI CENTRALI L’AMBIENTE, LA STORIA, LA SOCIETÀ CIVILE, IL LAVORO E LA FAMIGLIA

Sono 12 i progetti finalisti. Tra i temi affrontati: l’ambiente, la storia come insegnamento di vita, il passaggio all’età adulta, il lavoro precario, la famiglia e la scoperta delle proprie origini, la società e il costume.

The Crown Shyness di Valentina Bertani. Nell’estate tra l’esame di maturità e la vita da adulti Benjamin e Joshua, due gemelli con un ritardo cognitivo comportamentale, cercano il loro posto nel mondo.

The Doorkeeper di Alessandro Stevanon racconta Gerusalemme attraverso lo sguardo acuto, sottile, a volte ironico di Wajeeh Nuseibeh: il custode del Santo Sepolcro. La storia di un tempo sospeso, di padri e figli, di eredità lasciate e ricevute, di tradizioni che hanno la materialità del legno e della pietra, di convivenza e tolleranza, di conflitti, di spiritualità.

Non Mollare! di Emiliano Barbucci. 8 settembre 2023. Gaetano Salvemini torna a casa, a Molfetta, per il suo 150esimo compleanno. È il ritorno dell’intellettuale dal lungo esilio, una sorta di Ulysses salveminiano lungo la sua lotta antifascista da Parigi, Londra, New York, Yale, Harvard. L’eredità di Salvemini è tutta da scoprire.

From Cold War to Green War di Anna Recalde Miranda. A partire dal 2002 oltre duemila ambientalisti sono stati assassinati in tutto il mondo, il 70% in America Latina, un Eldorado di risorse naturali. Quali connessioni si possono fare tra queste morti e il passato politico dell’America Latina? Il documentario cerca le radici di questa violenza interrogando l’Operazione Condor, la più grande “corporazione repressiva” del mondo che si è battuta contro migliaia di “sovversivi” negli anni 70. I verdi sono ora i nuovi rossi?

Capelloni di Pierpaolo De Mejo racconta la vita di Carlo De Mejo, attore eccentrico, figlio di Alida Valli, attraverso la ricostruzione del figlio che, grazie al ritrovamento del diario del padre e materiali di repertorio inediti, ne ripercorre l’avventura che avrebbe segnato per sempre la sua vita. La tournée della prima edizione italiana di Hair, il musical di Broadway manifesto della controcultura hippie, dei giovani contro il Sistema che ripudiavano la guerra e la violenza in favore dell’amore libero e della pace tra i popoli. In Italia lo spettacolo fu sold out ovunque, scandalizzando il pubblico col primo nudo integrale sui nostri palcoscenici e ingaggiando una lotta contro la censura. Sono loro, gli ex “capelloni” che volevano cambiare il mondo mettendo fiori nei cannoni, a svelare e a far conoscere al regista chi era suo padre. Il progetto nasce in collaborazione con il Premio Solinas.

Italiano vero di Davide Giorni e Alessandro Giordani. Il 20 Giugno 1984 la tv sovietica manda in onda parti del Festival di Sanremo e le note di autori come i Ricchi e PoveriPupo e Adriano Celentano, entrano nell’immaginario russo. È però Toto Cutugno, con la canzone “L’Italiano”, a fare breccia nel cuore dei sovietici e degli abitanti dei paesi aderenti all’ex URSS. Milioni di russi iniziano a seguire Sanremo. Le discoteche e i pub suonano “L’Italiano”, le radio passano il brano in continuazione e nell’85, l’esibizione di Toto Cutugno viene mandata in onda tre volte in soli sei mesi. Oggi tutti, anziani e bambini, dai territori dell’ex-URSS fino alla Mongolia, conoscono la canzone di Toto Cutugno. Perché questa popolarità? Quali sono le radici di questo fenomeno? Com’è possibile che un cantante non seguito dai giovani in Italia, sia tutt’oggi uno dei personaggi più popolari in tutta l’ex-URSS?

Liberation Diaries di Matteo Parisini. I diari tenuti durante i giorni della Liberazione da tre donne comuni sono una testimonianza unica di quei momenti straordinari. Le loro parole trasmettono una descrizione di quegli eventi empatica, originale e sorprendente, perché fuori di ogni retorica. I loro racconti quotidiani sembrano quasi intrecciarsi pur a chilometri di distanza. Le tre donne scrivono per sopravvivere e vivono per continuare a raccontare, compiendo così un atto di resistenza privata. Queste parole vengono ritrovate, oggi, da persone comuni e attraverso la loro voce prendono nuova vita: in uno studentato di Parigi, sulla metro di Berlino, su un tram a Milano a sottolineare il nesso fondativo tra quelle parole e la nostra esperienza quotidiana di liberi cittadini europei. Le storie testimoniate dai diari diventano così la “descrizione impossibile” della vita di oggi, generando un cortocircuito che ci ricorda una verità semplice: se oggi noi viviamo liberi, è grazie a un patto stretto insieme da donne e uomini 75 anni fa.

Un Morceau de papa di Patrick Zachmann. Le foto scattate nel 1982 durante un reportage sulla Camorra diventano un pretesto per il fotografo e regista parigino per tornare a Napoli dopo più di trent’anni e riallacciare i rapporti con la famiglia del maresciallo Andrea Mormile, un poliziotto con cui aveva instaurato un rapporto d’amicizia. 

Paper Revolution di Lauren Anders Brown. Paper Revolution è una serie documentaria di 8 episodi che racconta di sostenibilità, ambiente, tecnologia, design, arte. È la storia di persone che osano pensare fuori dagli schemi e di come esse stiano cambiando il mondo … con un foglio di carta. Paper Revolution è una docu-series nel contenuto e una fiction series nella forma, per il modo in cui in cui ogni episodio esplora la connessione umana con la carta usando sequenze oniriche, effetti visivi e animazioni.

Il Posto di Mattia Colombo Gianluca Matarrese. In Italia, negli anni della flessibilità del lavoro, resiste un miraggio che sembra appartenere a un’altra epoca: il posto fisso. Sono tante le categorie impoverite dal precariato che rincorrono questo sogno di stabilità, ma una su tutte è quella che la recente epidemia di Covid ha portato alla ribalta. È la categoria dimenticata degli infermieri. Il Posto è un affresco di vite precarie alla ricerca del posto fisso, prima, durante e dopo la crisi sanitaria, dal Sud al Nord del nostro paese.

Touché di Martina Moor. Nathalie ha un sogno che insegue fin da bambina: la medaglia d’oro nella scherma. Una dedizione che diventa cieca ambizione e si confonde con l’ossessione. Due Olimpiadi con due diverse bandiere. 10 anni di sfide, sconfitte (molte) e vittorie (poche). Un allenatore leggendario. Un padre complice, allo stesso tempo eccentrico maestro di vita e guida esigente che spinge Nathalie a provare qualunque cosa per raggiungere la vittoria. Allenamenti estenuanti, agopuntura, elettro-stimolazione, ipnosi in Messico, cerimonie propiziatorie a Cuba. Sfide al batticuore in pedana. Delusioni, solitudine. Uno chef famoso come fidanzato. Serate glamour a Parigi, pranzi borghesi a Milano, interviste TV a Rio de Janeiro. Sconvolta dalla morte improvvisa di suo padre, Nathalie inizia un dialogo intenso, intimo, virtuale con lui, per cercare ancora una volta il suo aiuto per vincere la medaglia.

We nomads di Paolo Nepi. Un filmmaker italiano di moda vive una vita nomade senza meta. Incapace di progettare il suo futuro decide di cercare risposte nel passato. Un test del DNA gli rivela di appartenere alla tribù nomade africana dei Tuareg ed inizia così un viaggio alla ricerca della sua identità: cosa significa essere nomadi? We nomads ci porta dalle passerelle griffate della moda alle aride distese del deserto sub-sahariano, in un viaggio interiore alla scoperta di due mondi che rappresentano le facce della stessa medaglia: il nomadismo. In un mondo che corre sempre più velocemente e a misura di nomadi “digitali”, cosa rischiamo di perdere?

 

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