Italiani
Lucio Dalla

Il ragazzino che fa tip tap a Bologna per gli americani, poi il musicista autodidatta, il quindicenne che prende in mano un clarinetto e lo suona “selvaggiamente” nei jazz club. Solo musica. Niente parole. Fino al 1977 quando “nasce” per tutti il Lucio Dalla cantautore. “Come è profondo il mare” segna il punto di non ritorno, il disco in cui comincia a scrivere da sé anche i testi e a mettere a fuoco una poetica personale. «Non ho mai cercato di dire la parola finale», dice. «Ho sempre cercato di dire qualcosa che muovesse le contraddizioni per cui, chi ascolta, diventasse lui stesso il protagonista».
«Italiani», domenica 7 giugno alle 00.15 su Rai 5, con un’introduzione di Paolo Mieli, ripercorre la traiettoria del grande artista, dal jazz bolognese agli ultimi concerti. Lo fa attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto, da Ron a Samuele Bersani fino ai critici Gino Castaldo ed Ernesto Assante. Voci diverse, ma tutte concordi nel riconoscere a Dalla molte anime, accomunate dal «saper raccontare le cose che la gente aveva dentro».
Tutto parte da Bologna, entrando nella musica da strumentista. La canzone, infatti, arriva dopo. E male. Per anni si porta addosso «il delizioso sapore dell’insuccesso». Troppo diverso dagli altri, il cantante «più odiato, meno capito», dirà di sé stesso.
Poi la traiettoria cambia. C’è Sanremo e il trauma della morte di Luigi Tenco («Bisogna saper perdere. Non sempre si può vincere come vuoi e quando vuoi», canterà Dalla la sera dopo, come in una beffa, sul palco di un Festival che continua con disinvoltura). C’è “Occhi di ragazza” e c’è soprattutto Roberto Roversi. Un poeta difficile da musicare, che apre a Dalla una stagione nuova: “Anidride solforosa”, “Automobili”, “Nuvolari”, “Il motore del 2000”. Dentro c’è l’industria, il futuro, la politica. E c’è l’idea che la canzone possa far pensare: «Si può prevedere il motore del 2000, come sarà, cosa farà. Ma la cosa difficile è prevedere come sarà e cosa sarà il ragazzo del 2000».
Il Dalla che tutti conoscono, però, nasce poco dopo. Nasce in “Come è profondo il mare”, “Lucio Dalla” e “Dalla”. Tre album ravvicinati che contengono “Anna e Marco”, “L’anno che verrà”, “Cara”. Tra i suoi più grandi successi. Poi “Banana Republic” con De Gregori riapre la stagione dei grandi concerti negli stadi e, nel 1986, “Caruso” porta la sua voce in tutto il mondo.
Negli ultimi anni restano Bologna, le sue giovani scoperte, il teatro, l’opera, il jazz. Fino a Montreux, 29 febbraio 2012, l’ultimo concerto. E di lui, nelle parole di Samuele Bersani, resta l’immagine di «un gigante con la felicità di un bambino».
«Italiani», domenica 7 giugno alle 00.15 su Rai 5, con un’introduzione di Paolo Mieli, ripercorre la traiettoria del grande artista, dal jazz bolognese agli ultimi concerti. Lo fa attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto, da Ron a Samuele Bersani fino ai critici Gino Castaldo ed Ernesto Assante. Voci diverse, ma tutte concordi nel riconoscere a Dalla molte anime, accomunate dal «saper raccontare le cose che la gente aveva dentro».
Tutto parte da Bologna, entrando nella musica da strumentista. La canzone, infatti, arriva dopo. E male. Per anni si porta addosso «il delizioso sapore dell’insuccesso». Troppo diverso dagli altri, il cantante «più odiato, meno capito», dirà di sé stesso.
Poi la traiettoria cambia. C’è Sanremo e il trauma della morte di Luigi Tenco («Bisogna saper perdere. Non sempre si può vincere come vuoi e quando vuoi», canterà Dalla la sera dopo, come in una beffa, sul palco di un Festival che continua con disinvoltura). C’è “Occhi di ragazza” e c’è soprattutto Roberto Roversi. Un poeta difficile da musicare, che apre a Dalla una stagione nuova: “Anidride solforosa”, “Automobili”, “Nuvolari”, “Il motore del 2000”. Dentro c’è l’industria, il futuro, la politica. E c’è l’idea che la canzone possa far pensare: «Si può prevedere il motore del 2000, come sarà, cosa farà. Ma la cosa difficile è prevedere come sarà e cosa sarà il ragazzo del 2000».
Il Dalla che tutti conoscono, però, nasce poco dopo. Nasce in “Come è profondo il mare”, “Lucio Dalla” e “Dalla”. Tre album ravvicinati che contengono “Anna e Marco”, “L’anno che verrà”, “Cara”. Tra i suoi più grandi successi. Poi “Banana Republic” con De Gregori riapre la stagione dei grandi concerti negli stadi e, nel 1986, “Caruso” porta la sua voce in tutto il mondo.
Negli ultimi anni restano Bologna, le sue giovani scoperte, il teatro, l’opera, il jazz. Fino a Montreux, 29 febbraio 2012, l’ultimo concerto. E di lui, nelle parole di Samuele Bersani, resta l’immagine di «un gigante con la felicità di un bambino».











