GIFFONI: NERI MARCORÈ PRONTO A TORNARE ALLA REGIA. “SE TROVERÒ UNA BELLA STORIA, GIRERÒ UN NUOVO FILM NEL 2026”

GIFFONI: NERI MARCORÈ PRONTO A TORNARE ALLA REGIA. “SE TROVERÒ UNA BELLA STORIA, GIRERÒ UN NUOVO FILM NEL 2026”

 

Al Giffoni Film Festival la presentazione della serie animata “Anselmo Wannabe” sui mestieri

Dopo il debutto alla regia con Zamora, uscito nella primavera del 2024, Neri Marcorè è pronto a tornare dietro la macchina da presa. A rivelarlo è stato lo stesso artista nel corso del suo attesissimo incontro con i giurati del Giffoni Film Festival: “Se riuscirò a scrivere una bella sceneggiatura insieme ai miei amici sceneggiatori, spero di girare un nuovo film già nell’estate del 2026. Ma solo se sarà una storia in cui credo davvero. Per ora so che mi prenderò un anno sabbatico per i miei 60 anni”.

L’attore e doppiatore è arrivato a Giffoni per presentare in anteprima Anselmo Wannabe, nuova serie animata prodotta da Rai Kids per Rai Gulp e RaiPlay, ideata e diretta da Massimo Ottoni e realizzata da Ibrido Studio in co-produzione con AIM Creative Studios.

Composta da 26 episodi da 7 minuti, Anselmo Wannabe racconta ogni volta un mestiere diverso, attraverso la fantasia e l’immaginazione di Anselmo, ragazzino creativo, timido e maldestro, sempre alle prese con nuove sfide. La serie offre uno sguardo originale sul mondo del lavoro, con uno stile grafico essenziale, firmato da Francesco Forti, e un tono narrativo capace di stimolare riflessioni sull’identità, il talento e la libertà di scegliere il proprio futuro.

La serie esplora il mondo del lavoro visto dai bambini, presentando 26 professioni e trasmettendo l’idea che fallire è parte del percorso. Il regista Massimo Ottoni spiega: “Vogliamo mostrare il successo come qualcosa di personale, non secondo i canoni mainstream”.

Sull’origine del progetto aggiunge: «È nato dalla mia esperienza: volevamo mostrare ai bambini i mestieri e i passi per raggiungerli, come un’avventura da vivere». Anche la grafica riflette questa visione: «Lo stile etereo aiuta a seguire pensieri e azioni dei protagonisti», spiega il direttore artistico Francesco Forti.

Federico Turati, produttore di Ibrido Studio, ricorda il suo legame con Giffoni: «Ero giurato anni fa. È lì che ho capito di voler lavorare nel cinema».

Conclude Marcorè: «Il lavoro non deve definire il valore di una persona. Questa serie invita i giovani a pensare con la propria testa e seguire le proprie inclinazioni, con ironia e dolcezza”.

Durante l’incontro con i giovani, l’attore ha raccontato anche il suo percorso artistico: “Ho iniziato seguendo la passione. Non pensavo che sarebbe diventato un lavoro. Studiavo i monologhi dei comici, suonavo la chitarra e lo facevo solo per divertimento. Poi la vita mi ha messo davanti all’occasione e ho scoperto che tutto ciò che avevo coltivato, mi sarebbe servito”.

Alla domanda su quale ruolo sogni ancora di interpretare, ha risposto con leggerezza: “Un tennista! È la mia risposta ricorrente”, per poi aggiungere: “Mi piacerebbe raccontare la storia di qualcuno che ha fallito e poi è risalito. Perché sbagliare è una grande lezione di vita”.

Non sono mancati momenti di profonda sensibilità, come il ricordo del personaggio autistico interpretato nella serie E poi c’è Filippo, esperienza che lo ha segnato umanamente: “Quella barriera tra mente e corpo che vivono molte persone autistiche è qualcosa che ho compreso solo grazie all’incontro con chi la vive quotidianamente”.

A chi gli ha chiesto come si superano le proprie paure, Marcorè ha risposto parlando della timidezza adolescenziale: “All’inizio avevo paura di espormi, ma la voglia di comunicare ha vinto. Ancora oggi l’emozione è una compagna di viaggio, ed è giusto così. È rispetto verso il pubblico e la bellezza del nostro mestiere”.

A chi gli ha chiesto se oggi sia più difficile farsi strada rispetto a ieri, ha risposto con lucidità: “C’è più concorrenza, ma anche più possibilità. Una volta puntavi solo alla tv. Oggi ci sono i social, i canali personali, tante vie per emergere. Cambiano i mezzi, ma il rapporto tra talento e occasione è sempre lo stesso”.

L’incontro si è chiuso con il ricordo del suo primo film da protagonista, Il cuore altrove, diretto da Pupi Avati, regista che “più mi ha ispirato”. “È stato il mio imprinting. Ho imparato tanto e, quando ho girato il mio film, ho messo in pratica anche ciò che ho imparato inconsapevolmente da lui”.

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