Disclosure Day – Le Origini

Disclosure Day – Le Origini

Nel 1977, Steven Spielberg catturò l’immaginazione del pubblico con Incontri ravvicinati del terzo tipo, ispirando un senso di meraviglia, stupore e speranza per ciò che sarebbe potuto derivare dal contatto con la vita proveniente da oltre il nostro pianeta. Ora presenta un thriller che funge da ideale conclusione tematica del suo seminale capolavoro di fantascienza. “Durante Incontri ravvicinati del terzo tipo, dicevo a me stesso: ‘Non sarebbe meraviglioso se tutto questo si rivelasse vero?’”, racconta il regista. “Quasi 50 anni dopo, ora penso: ‘Non sarebbe meraviglioso per noi sapere concretamente che tutto questo è vero?’”.  

Con un soggetto dello stesso Spielberg e una sceneggiatura scritta da David Koepp, Disclosure Day pone domande provocatorie sui misteri dell’esistenza umana – e sul costo per la nostra umanità quando le risposte a tali misteri vengono tenute segrete – sotto forma di un film d’azione dal ritmo incalzante e dall’ideazione inventiva. La pellicola rappresenta l’ultima espressione del fascino di Spielberg per quelli che chiama “i grandi ignoti del cosmo” che risale all’infanzia e a un padre che lo introdusse sia alla fantascienza sia alla scienza rigorosa dell’astronomia. “Ricordo che un’estate mio padre mi portò fuori a vedere lo sciame meteorico annuale delle Perseidi quando vivevamo nel New Jersey,” racconta Spielberg. “Da un giorno all’altro ho sviluppato una vera curiosità per ciò che accade lassù tra le stelle, su qualche pianeta in orbita in uno dei tantissimi e innumerevoli sistemi solari, e se uno di essi potesse ospitare una civiltà abbastanza avanzata da viaggiare nell’universo”.

Quella meravigliosa curiosità per le possibilità extraterrestri ha alimentato il lancio della carriera cinematografica di Spielberg. Nel 1964, all’età di 17 anni, chiese l’aiuto di familiari, amici e compagni di classe per realizzare un lungometraggio di due ore e venti minuti utilizzando telecamere Super 8mm intitolato Firelight, incentrato su un gruppo di scienziati che indagano su oggetti volanti non identificati. “Il mio primo film sugli UFO,” afferma il regista. Ne sarebbero seguiti altri, prodotti con telecamere molto più sofisticate: Incontri ravvicinati, che gli valse la prima delle sue nove nomination all’Academy Award® per la regia; E.T. l’extra-terrestre (1982), un successo globale che ha trasformato il suo amorevole e benevolo personaggio del titolo in un’icona pop intramontabile e La guerra dei mondi (2005), un adattamento del classico romanzo di H.G. Wells e il film più cupo tra quelli di Spielberg appartenenti al filone della fantascienza legata all’osservazione delle stelle.
Pur non essendo un sequel di Incontri ravvicinati (scusa, Internet), Disclosure Day si ricollega a esso con una storia che tratta un tema specifico e ricorrente nella tradizione culturale dei “fenomeni anomali non identificati” (o UAP, il termine preferito del nuovo secolo per gli UFO): gli sforzi del governo per nascondere la verità al riguardo o per scoraggiare l’interesse nei suoi confronti. Spielberg può testimoniare tali macchinazioni. All’epoca in cui stava preparando Incontri ravvicinati, ricevette una lettera dalla NASA che respingeva una richiesta di assistenza tecnica e, oltretutto, gli chiedeva di cancellarlo del tutto. “Ho davvero acquisito fiducia quando ho sentito che il governo si opponeva al film”, ha dichiarato il regista in un’intervista del 1978. “Se la NASA si è presa il tempo di scrivermi una lettera di 20 pagine, allora sapevo che doveva esserci qualcosa sotto”.
Spielberg aveva precedentemente drammatizzato i pericoli e il prezzo della segretezza che soffoca la verità con il suo dramma del 2017 candidato all’Oscar® The Post, che ripercorreva gli sforzi dei giornalisti dei primi anni Settanta per pubblicare i “Pentagon Papers,” una valutazione insabbiata sulla guerra del Vietnam condotta dal Dipartimento di Stato che concludeva che degli Stati Uniti avrebbero sicuramente fallito nel raggiungere i propri obiettivi nella regione. La decisione di Spielberg di rivisitare queste preoccupazioni – ora in merito alla conoscenza dei militari rispetto agli UAP – è stata ispirata da un articolo in prima pagina sul The New York Times nel dicembre del 2017 intitolato “Glowing Auras and ‘Black Money’: The Pentagon’s Mysterious U.F.O. Program”. Il reportage rivelava che il Dipartimento della Difesa aveva finanziato un programma segreto di intelligence militare per indagare sugli UAP e l’articolo includeva video ripresi da caccia della Marina di specifici incontri ravvicinati con velivoli misteriosi. L’articolo bomba si concludeva citando l’ex direttore del programma, il quale affermava che tale prova “non è qualcosa che un governo o un’istituzione dovrebbe classificare al fine di mantenerlo segreto alle persone”.
“Quell’articolo ha riacceso il mio interesse per l’intero fenomeno UFO/UAP”, afferma Spielberg. “Non ero il solo. Quando è uscita quella storia, ha catturato l’attenzione di persone che non avevano mai creduto agli UFO prima di allora e di molti altri di noi che hanno sempre creduto che stesse succedendo qualcosa di cui semplicemente non eravamo stati informati. Penso che le domande delle persone su ciò che sta accadendo – nei nostri cieli, nel nostro mondo e con la realtà stessa – abbiano raggiunto una massa critica di totale fascinazione. Siamo soli o no? E se il governo lo sa, perché non ce lo ha detto? Ed è questo che mi ha spinto a chiedermi se forse non fosse giunto il momento per un’altra storia nel mio canone di racconti extraterrestri in cui sono stato coinvolto nel corso di tutta la mia carriera”.

Spielberg aveva altre storie da raccontare prima, vale a dire Ready Player One (2018), West Side Story (2021) e The Fabelmans (2022), con gli ultimi due che gli hanno valso nomination agli Oscar® per il miglior film e la miglior regia. Nel luglio del 2023, mentre iniziava a valutare il suo prossimo progetto, il Congresso degli Stati Uniti lo ha aiutato a decidere quando una commissione di vigilanza della Camera ha iniziato a tenere udienze di alto profilo sugli UAP intitolate, “Unidentified Anomalous Phenomena: Implications on National Security, Public Safety, and Government Transparency”.

Elettrizzato, Spielberg ha iniziato a scrivere una storia sulle note del suo telefono. “Ho iniziato dalla fine”, spiega il regista. “Ironia della sorte, è così che ho iniziato a scrivere anche Incontri ravvicinati. Sono partito dall’ultima scena, poi sono tornato indietro e ho capito come meritare quel finale, con personaggi in grado di accompagnarci in un percorso ben riconoscibile attraverso tutto il mistero, verso un atto finale di comunione”. Mentre digitava la storia che alla fine si sarebbe intitolata Disclosure Day, Spielberg condivideva gli aggiornamenti con i collaboratori chiave, tra cui la sua partner di produzione di lunga data, Kristie Macosko Krieger. “Ogni giorno mi veniva inviato qualcosa dalle sue note”, racconta la produttrice. “Era solo un po’ più lungo, stuzzicandoci ogni singolo giorno con dei frammenti. Ci ritrovavamo a dire: ‘Cos’è questo? Cosa succederà dopo?’. E alla fine di due o tre mesi, avevamo il trattamento per un nuovo thriller scritto da Steven Spielberg che contava 52 pagine sulle note dell’iPhone”.
Una volta che il regista ha terminato una prima bozza, ha condiviso la storia con Koepp. “Ho pensato che fosse straordinaria”, afferma lo sceneggiatore, che all’epoca era immerso nella scrittura di Jurassic World – La rinascita per la Amblin Entertainment dello stesso Spielberg. “Steven sapeva esattamente cosa voleva dire. Aveva molti dettagli specifici e un sacco di grandi idee. La maggior parte dei personaggi e della trama erano delineati e l’ultimo atto era semplicemente perfetto. Gli ho dato dei suggerimenti e l’ho esortato a scrivere da solo, ma lui sentiva di volere un collaboratore. E poiché non riuscivo proprio a smettere di pensarci, quando mi ha chiesto se fossi subentrato io a scrivere la sceneggiatura, ho accettato di occuparmene dopo aver finito Jurassic World – La rinascita”.
Una cosa che Koepp ha trovato così avvincente nel trattamento di Spielberg è stato il modo in cui voleva presentare tutte le idee profonde della storia sotto forma di un thriller cospirativo in stile anni Settanta. “È uno dei miei generi preferiti”, ammette Koepp, citando come punto di riferimento particolare il classico del 1975 del regista Sydney Pollack, I tre giorni del Condor, interpretato da Robert Redford e Faye Dunaway. “Sono film intensi che parlano essenzialmente della verità. C’è un personaggio che vuole dire la verità e c’è un insieme di interessi alleati che vuole fortemente impedire che ciò accada. Qui, la verità riguarda il fatto che gli alieni ci abbiano visitato o meno. Questo, ovviamente, è materiale che Steven ha già esplorato in film precedenti, ma sono tutti sorprendentemente diversi l’uno dall’altro per stile e tono. Allo stesso modo, sebbene questo titolo sia in dialogo con le sue altre pellicole, rappresenta anche una novità da parte sua. Penso che la gente discuterà su quanto di tutto questo sia fantascienza o quanto sia, o potrebbe essere, realtà scientifica. Dal mio punto di vista di scrittore, lo descriverei come un thriller di fantascienza”.
Nel trasformare il trattamento di Spielberg in una sceneggiatura, Koepp ha iniziato dando corpo ai due personaggi principali: Margaret Fairchild (Emily Blunt), una giornalista televisiva che si occupa del meteo per una stazione locale di Kansas City ed è pronta per nuove e migliori opportunità nel suo campo e il dottor Daniel Kellner (Josh O’Connor), un esperto di cybersicurezza per la WARDEX, un’oscura agenzia all’interno del complesso militare-industriale che custodisce le prove sulle visite aliene risalenti all’incidente di Roswell del 1947. (Il nome WARDEX sta per “Waived Reporting, Development and Extraction”.“Waived reporting” è un termine che indica agenti o gruppi affiliati al governo che non sono tenuti a presentare dati, documenti o qualsiasi tipo di rapporto di responsabilità a un’agenzia di regolamentazione. Koepp ha scoperto il termine mentre faceva ricerche sui verbali delle udienze del Congresso sugli UAP).
Margaret e Daniel condividono entrambi un legame speciale con la storia segreta custodita sotto il comando della WARDEX, ma il loro ricordo di quella storia è sfocato e non comprendono ciò che ricordano. Per decifrare i loro passati criptici in modo da poter agire correttamente sui segreti in loro possesso, devono fidarsi dell’aiuto di bizzarri alleati con i propri scopi personali, eludendo al contempo potenti forze determinate a fermarli con ogni mezzo necessario.
“Steven è stato molto insistente nel rendere i nostri eroi e tutti i personaggi il più ricchi e complessi possibile”, sottolinea Koepp. “Chiedeva sempre: ‘Chi sono queste persone? Troviamo i dettagli e i piccoli comportamenti in grado di esprimere un personaggio molto specifico, non solo un archetipo funzionale’. Margaret e Daniel sono, in una certa misura, eroi speciali del tipo ‘il prescelto’, ma Steven era irremovibile sul fatto che dovessero sempre risultare vicini allo spettatore pur rimanendo costantemente interessanti. I personaggi che hanno dei segreti sono molto divertenti da scrivere e divertenti per il pubblico. Ti tengono proteso in avanti per scoprire quali siano questi segreti. Ancora meglio è un personaggio che è un mistero per se stesso, perché è un problema avvincente da affrontare. Ci sono persone che hanno le risposte che Margaret e Daniel cercano. Ma prima, devono decidere se vogliono davvero quelle risposte, perché c’è sempre un grande rischio nel portare alla luce verità nascoste su se stessi. Quindi ci sono strati di mistero e dramma personale nella storia, cosa che mi piace molto, sia come scrittore sia come spettatore”.
Koepp è stato altrettanto attento ai personaggi chiave secondari: Noah Scanlon (Colin Firth), l’autocratico capo della WARDEX che crede che la conoscenza protetta dalla sua agenzia destabilizzerebbe la civiltà umana se resa pubblica; Hugo Wakefield (Colman Domingo), un tempo fedele sostenitore della WARDEX, ora enigmatico alleato di Daniel e Margaret e Jane Blankenship (Eve Hewson), un’ex suora e partner di Daniel, la cui prospettiva religiosa inquadra la posta in gioco riguardo a ciò che le rivelazioni del “Disclosure Day” potrebbero significare per il mondo. “Abbiamo attraversato un interessante processo di scrittura e riscrittura, in cui ci siamo concentrati su uno dei personaggi principali”, racconta lo sceneggiatore. “C’era una bozza incentrata su Daniel, una su Margaret, una su Jane, una su Hugo e una su Scanlon. Ogni personaggio ha avuto una revisione dedicata all’interno della sceneggiatura, in cui abbiamo pensato all’intera storia dal suo punto di vista. I personaggi hanno preso davvero vita in quel processo”.
Gli elementi di fantascienza in Disclosure Day sono stati ispirati da leggende del mondo reale relative ai fenomeni legati agli UAP e ai programmi di scienza di confine del governo: l’incidente di Roswell; i cerchi nel grano; i ricordi recuperati di incontri alieni; la ricerca della CIA sulla chiaroveggenza controllata (sorveglianza psichica); la sperimentazione militare con tecnologia aliena recuperata e molto altro. “Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero”, spiega Koepp. “Quindi era importante per Steven non deviare selvaggiamente dalle storie che ci sono state raccontate. Detto questo, volevamo anche apportare la nostra immaginazione, quindi abbiamo molte idee originali che reinventano i cliché consolidati”.
Forse la più significativa di queste variazioni sul tema ha ispirato molte delle sequenze più fantasiose di Disclosure Day: un modello di tecnologia avanzata noto come “il dispositivo,” che può produrre una varietà di effetti a seconda dell’utente, ma che nessuno comprende veramente. Nelle mani di Scanlon è un’arma di controllo mentale che produce momenti di guerra psichica surreale e spaventosa. Nelle mani di Margaret è un mezzo di autodifesa e un portale per esplorare il suo passato. “Se scendi nella tana del Bianconiglio della tradizione UFO”, afferma Spielberg, “Trovi tutte queste speculazioni secondo cui vari progressi tecnologici che abbiamo compiuto come civiltà devono la loro esistenza a tecnologia che è stata recuperata da velivoli UAP precipitati e poi sottoposta a ingegneria inversa da parte degli esseri umani. Tutto questo è speculativo, ma l’idea mi è sempre interessata. Ho avuto questa intuizione che pensavo avrebbe servito la storia e arricchito i suoi temi tramite un modello di tecnologia che la WARDEX non è mai stata in grado di analizzare. Non è decisamente una bacchetta magica o un’arma, ma Scanlon la usa come tale. È stata creata per fare tante altre cose migliori”.
Le scene madri ad alto budget di Disclosure Day sono bilanciate da sequenze più realistiche ma altrettanto avvincenti. Oltre a essere modellato sui thriller cospirativi degli anni Settanta, il film è spesso un road movie vecchio stile di corsa contro il tempo, con intensi inseguimenti d’auto e acrobazie. “Pensavo certamente che questa storia avesse bisogno di un paio di motori a reazione agganciati sopra e che dovesse portare il pubblico in un viaggio che gli spettinasse i capelli”, afferma il regista. “Volevo che iniziasse fin dal primissimo fotogramma e si concludesse in un finale di 20 minuti che portasse tutti a un’epifania comune su ciò che sta accadendo nel mondo, su ciò che ci è stato nascosto e su ciò che ora sappiamo”.
Tra le sequenze d’azione del film messe in scena in modo intricato c’è una scena madre che coinvolge lo scontro tra treni. Si tratta di una scena che gli appassionati di Spielberg potrebbero considerare come una sorta di chiusura del cerchio per il regista, poiché i suoi primi esperimenti con il cinema da bambino (drammatizzati nel semi-autobiografico The Fabelmans) consistevano nel far scontrare trenini giocattolo e registrarli con una telecamera Super 8 mm. Come spiega lo stesso Spielberg, la sequenza del treno di Disclosure Day realizza un’idea che avrebbe voluto portare sullo schermo fin dai tempi di Duel, il suo primo lungometraggio per uno studio, prodotto dalla Universal come film TV negli Stati Uniti e distribuito sul grande schermo in altri paesi. “La versione TV era lunga 74 minuti, ma per qualificarsi per la distribuzione internazionale come lungometraggio doveva essere di 90, così la Universal mi ha permesso di andare a girare altri 16 minuti”, ricorda Spielberg. “Mi vennero in mente idee per tutte queste scene. Una di queste doveva mostrare il misterioso camion che sta perseguitando il personaggio di Dennis Weaver accostarsi dietro la sua auto e iniziare a spingerlo contro un treno merci in movimento. In Duel, il treno passa e l’auto di Dennis Weaver non viene mai colpita. Ma con Disclosure Day ho potuto realizzare quello che volevo davvero fare con quella sequenza”.
I temi e le idee di Disclosure Day risuonano in vari modi con gli eventi attuali (la storia è ambientata sullo sfondo di una fittizia crisi geopolitica che rischia di far scoppiare una guerra mondiale), e con i dibattiti culturali in corso su segretezza e trasparenza, autocrazia e democrazia, conflitto ideologico ed empatia prima di giudizi, religione e scienza, e l’uso e l’abuso della tecnologia. Ma Koepp afferma che durante i due anni di processo di scrittura, la priorità è stata sempre quella di creare personaggi avvincenti e una storia elettrizzante, lasciando che la rilevanza e il significato emergessero organicamente. “L’obiettivo di Steven in qualsiasi film è esplorare la natura umana, indipendentemente dal genere, dal testo, dal tema”, afferma lo sceneggiatore. Vuole sapere: “‘Posso scoprire qualcosa di vero su questi personaggi? Posso mettere sullo schermo personaggi con cui le persone si identificano in qualche modo e come posso farlo in modo cinematografico?’. Non si parla mai davvero di grandi temi quando si entra nel lavoro. Stiamo solo cercando di raccontare la migliore storia possibile e creare le persone più credibili possibili. E se lo facciamo bene, emergeranno temi interessanti. Ma il carro non può andare davanti ai buoi”.
Per Spielberg, i temi interessanti che sono emersi in superficie hanno trasformato una storia ispirata a reali incontri ravvicinati con fenomeni anomali non identificati in una dichiarazione più ampia che parla ai bisogni e alle questioni urgenti del nostro momento. “Disclosure Day è un film sulla disinformazione e sulla sfida di trovare la verità in una cultura in cui persone potenti hanno gli strumenti per sfumare i confini tra fatti e finzione, tra ciò che è reale e irreale, al servizio della protezione e dell’avanzamento della propria agenda”, dichiara Spielberg. “È un film che pone anche domande su cosa facciamo con una verità che espande la nostra comprensione dell’universo in un modo che sfida le credenze che ci danno un senso, inclusa la religione. X-Files ci ha insegnato che la verità è là fuori, ma cosa succede quando la troviamo? Possiamo accettarla? La rifiutiamo? Ci unirà o ci dividerà ulteriormente? In definitiva, però, penso che Disclosure Day sia una storia sull’empatia come risorsa straordinaria e su come debba essere condivisa a livello globale, con il mondo intero, non accumulata per interesse personale o riservata a coloro che ci sono più vicini”.

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