NOTE DI REGIA – “Un weekend artificiale” di Leonardo Pieraccioni, al cinema dal 12 novembre
L’intelligenza artificiale e l’invidia di essere umani
Ho immaginato un’intelligenza artificiale che non vuole rubarci il lavoro, ma che vorrebbe rubarci le emozioni. Anche quelle che ci fanno soffrire.
Con questo film mi piaceva raccontare l’umanità attraverso gli occhi di chi umano non è.
Siamo abituati a pensare all’intelligenza artificiale come a qualcosa che prima o poi ci supererà, che saprà fare tutto meglio di noi, più velocemente e senza commettere errori. Ma a me divertiva immaginare esattamente il contrario: e se fosse l’intelligenza artificiale a invidiare qualcosa a noi? Non la nostra intelligenza, naturalmente, ma la nostra capacità di provare emozioni. Di innamorarci, di ridere fino alle lacrime, di commuoverci per una sciocchezza, di sentire nostalgia, paura, desiderio. E anche di conoscere la disperazione, la solitudine, il dolore.
Perché essere umani significa attraversare tutto questo. Non possiamo scegliere soltanto le sensazioni belle, dobbiamo accettare anche quelle che ci fanno soffrire.
Ho immaginato quindi un’intelligenza artificiale che volesse fare un piccolo viaggio dentro la nostra umanità, quasi una gita turistica nel complicatissimo mondo dei sentimenti. E forse, alla fine di questo viaggio, scoprire che proprio tutte quelle nostre imperfezioni, quelle fragilità e quelle contraddizioni che cerchiamo continuamente di correggere, sono invece ciò che ci rende unici.
In fondo, il dubbio da cui sono partito è molto semplice: e se un giorno le macchine, dopo aver imparato a fare tutto quello che facciamo noi, desiderassero soprattutto imparare a sentire quello che sentiamo?
E se alla fine del film qualcuno uscirà dalla sala sorridendo, ma magari anche con un piccolo pensiero in più su quanto sia complicato e straordinario essere umani, allora vorrà dire che questo weekend artificiale è servito a qualcosa.
C’è poi una cosa che mi rende particolarmente felice: a trent’anni da Fuochi d’artificio, dopo Una canzone per te sono tornato a utilizzare una canzone di Vasco Rossi in un mio film.
Questa volta ho scelto Sally, una canzone straordinaria che sembra scritta apposta per raccontare il percorso della nostra protagonista. Sally è una donna che ha attraversato la vita, che ha conosciuto l’amore, le delusioni, gli errori, la sofferenza. Una donna che porta addosso i segni delle proprie esperienze.
E mi piaceva che proprio questa canzone accompagnasse il viaggio di un’intelligenza artificiale che, al contrario, quelle esperienze non le ha mai vissute, ma desidera conoscerle tutte, anche le più dolorose. Una canzone che racconta quanto possa essere difficile vivere, scelta per un personaggio che vorrebbe disperatamente sapere che cosa significhi essere vivo, che vorrebbe assaporare la bellezza e la fatica degli esseri umani.